Lo spazio è denaro: prossimità e distanza nella fase 2 della pandemia

Radio Clandestina 2 x 1

Alle 0:01 del 15 giugno avrò il privilegio di essere tra i primi a tornare a teatro dopo il lockdown. Saro’ con la famiglia al Teatro Sperimentale di Pesaro, per assistere a “Radio Clandestina”, di Ascanio Celestini. Ho preso venti posti, per me, mia moglie e le nostre due figlie. In effetti ne ho pagati solo 4, gli altri 16 ce li hanno riservati per rispettare le regole di distanzaimento tra di noi e dagli altri. I nostri posti sono quelli verdi, quelli già prenotati sono rossi. Il rettangolo tratteggiato indica la nostra area di pertinenza. A destra e a sinistra non ci sono posti vuoti solo perchè il settore termina, altrimenti ci sarebbero. Ho pagato i biglietti 15 euro ciascuno, spendendo 60 euro per 4 biglietti e per 20 posti: 15 euro a testa e 3 euro a posto. Indichiamo questo scenario con A.

Nella platea di un teatro come questo, dove il distanziamento si traduce nel saltare una fila ogni due e due posti ogni 3, ogni persona occupa di fatto 6 posti. Quindi, senza gli effetti bordo, noi quattro di posti ne avremmo occupati 24 (facendo scendere ulteriormente a 2,5 euro il prezzo pagato per ogni posto).

Ma a Pesaro andremo con una sola macchina partendo dalla stessa casa, quella di famiglia, dove coabitiamo.

Se a teatro potessimo sederci vicini, come già facciamo a casa o in macchina, ci godremmo meglio lo spettacolo e occuperemmo la metà dei posti, cioè 10 (o 12 senza considerare l’effetto bordo). Indichiamo questo scenario con B.

Senza modificare il prezzo del biglietto, il teatro incasserebbe 6 Euro anzichè 3 (o 5 anzichè 2.5) per ogni posto e potrebbe accogliere più spettatori (scenario B1).

Ma il teatro potrebbe anche decidere di concederci uno sconto del 25%, come se uno di noi 4 avesse il biglietto gratis, dividendo con noi il vantaggio del minore ingombro. In tal modo noi spenderemmo 45 Euro anzichè 60, e il teatro incasserebbe comunque 4.5 Euro a posto, anzichè 3 (scenario B2).

Se addirittura il teatro decidesse di rinunciare a monetizzare il nostro minore ingombro, potrebbe regalarci due dei 4 biglietti, praticando uno sconto del 50% senza ridurre il proprio incasso (B3).

La prossimità dei coabitanti potrebbe quindi essere efficacemente sfruttata per mitigare l’impatto economico che il distanziamento fisico ha sulle attività culturali e ricreative (B1), o per agevolare le famiglie (B3) o per fare l’una e l’altra cosa (B2).

Naturalmente il discorso potrebbe essere esteso a cinema, musei, luoghi pubblici, bar, ristoranti, ecc.

Le bolle promiscue

Che caratteristiche devono avere i gruppi di persone per poter godere della deroga al distanziamento fisico in luoghi pubblici senza esporsi a rischi di contagio? Ciò che conta non è il grado di parentela, ma la condizione di promiscuità in cui vivono abitualmente. Poichè è impensabile applicare regole di distanzaimento all’interno di un’abitazione, a meno di specifiche prescrizioni di isolamento o quarantena, sarebbe un disvalore distanziare in pubblico chi condivide gli spazi privati.

Il ragionamento potrebbe essere esteso a chiunque, pur non condividendo la stessa abitazione, fosse nell’impossibilità di mantenere il distanziamento fisico da specifiche persone, per ragioni affettive, pratiche o lavorative.

Un articolo di Pietro Battiston pubblicato il 3 maggio, primo giorno di allentamento del lockdown, mostra molto chiaramente, con tanto di simulazioni, che il contenimento epidemico sarebbe molto efficace se non facessimo scoppiare le bolle. Già, perchè le misure di distanziamento fisico, di igiene e di protezione personale che dobbiamo adottare in spazi pubblici, nei luoghi di lavoro, o in presenza di conoscenti e amici, servono proprio a mantenere intatte le bolle di promiscuità.

Le interpretazioni del DPCM del 26 aprile, che autorizzava gli spostamenti per far visita ai “congiunti”, non hanno contribuito a far emergere l’importanza delle bolle promiscue, perchè il termine congiunto ha accomunato conviventi, familiari e parenti fino al sesto grado. Più precisamente: “i coniugi, i partner conviventi, i partner delle unioni civili, le persone che sono legate da uno stabile legame affettivo, nonché i parenti fino al sesto grado (come, per esempio, i figli dei cugini tra loro) e gli affini fino al quarto grado (come, per esempio, i cugini del coniuge)”. Il decreto menzionava i congiunti solo come destinatari di visite nel rispetto del distanziamento fisico e delle misure di protezione personale (quindi nulla di sbagliato), ma utilizzando un termine che include naturalmente anche conviventi e familiari ha accomunato due categorie di persone da trattare in modo decisamente diverso dal punto di vista del contenimento epidemico: persone con le quali si condivide l’abitazione (chiaramente parte della nostra bolla di promiscuità) e persone che potremmo non aver mai incontrato nella vita (che ne sono chiaramente fuori).

Chiarito che nella nostra bolla di promiscuità non rientrano tutti i congiunti, come facciamo a non farla scoppiare? Dobbiamo pensare di dare un nome alla nostra bolla e di condividerlo con chi ne fa parte. Nel mio caso, mia moglie e le mie figlie. Se ognuno avesse consapevolezza del nome della bolla a cui appartiene, per non farla scoppiare dovrebbe rispettare una semplicissima regola: appartenere ad una sola bolla. L’articolo di Battiston mostra molto chiaramente il vantaggio di questa mutua esclusione, che impedisce la propagazione a rete. Sembra banale, ma mantenere intatte le bolle non è affatto semplice. I nomi aiutano, quantomeno, ad averne consapevolezza. Nel momento in cui un individuo si trova di fronte ad una persona con la quale ha una confidenza tale da rendere innaturale adottare misure di distanziamento, i nomi delle rispettive bolle aiutano a ricordare che rinunciare al distanziamento non è solo una scelta individuale, ma coinvolge tutti i componenti delle due bolle, che di fatto finirebbero per fondersi, proprio come due bolle di sapone che vengano a contatto.

Le bolle naturali sono quelle dei nuclei coabitanti, che inducono una partizione della popolazione. In insiemistica, una partizione è un insieme di sottoinsiemi non sovrapposti, che non lascia nessuno escluso. Come dire che ogni individuo appartiene ad una ed una sola bolla. Potrebbe essere ammessa la fusione spontanea di bolle naturali. Un recentissimo articolo apparso su Nature Human Behaviour dimostra l’efficacia delle bolle per il contenimento epidemico e arriva a considerare bolle sociali di dimensioni molto ampie, chiarendo che maggiore è la dimensione delle bolle, più difficile è non farle scoppiare. La metafore delle bolle di sapone aiuta a capirlo.

L’economia delle bolle promiscue

Per avere un’idea delle bolle naturali di cui l’Italia dispone possiamo guardare i dati Istat relativi alla composizione dei nuclei familiari. La dimensione media delle famiglie, al 2019, è circa 2.3, con il 33% delle famiglie composte da una sola persona. Ma poichè le famiglie più numerose coinvolgono più persone, riferendo i dati ad ogni individuo se ne ricava che solo il 14% degli individui vivono soli e che in media ogni individuo ha 2 familiari coabitanti. Immaginando che chiunque viva solo abbia l’opportunità e l’esigenza di condividere la propria bolla con altri senza creare sostanziali problemi di contenimento epidemico, con questo minimo meccanismo di fusione tra bolle verremmo ad avere una situazione in cui ogni individuo avrebbe mediamente dalle 2 alle 3 persone con cui mantenere prossimità.

L’esempio del teatro da cui siamo partiti, credo sia sufficiente a chiarire il potenziale impatto socio-economico che avrebbe ammettere la prossimità in luoghi pubblici tra i membri di una stessa bolla. Come nell’esempio, lo spazio risparmiato si tradurrebbe facilmente in denaro, che potrebbe essere utilizzato a vantaggio delle attività economiche, a vantaggio degli utenti, o a vantaggio di entrambi. Questo non si tradurrebbe solo in un maggior incasso per l’esercente o in un risparmio per il cliente, ma in molte situazioni potrebbe fare la differenza, per l’esercente, tra la sostenibilità o l’insostenibilità della propria attività e, per le famiglie, tra la sostenibilità o l’insostenibilità delle spese.

Uno scenario possibile

E’ facilmente immaginabile uno scenario nel quale ogni individuo abbia consapevolezza della bolla di appartenenza e, in pubblico, possa stare a stretto contatto con i membri della sua stessa bolla, mantenendo il distanziamento fisico solo dalle persone che non ne fanno parte. Questo produrrebbe i benefici socio-economici discussi in precedenza, ma complicherebbe i controlli. In un mondo ideale ci si potrebbe affidare totalmente al senso civico, al buon senso e all’onestà dei cittadini. Ma questi non bastano per il contenimento epidemico, come non bastano per contrastare l’evasione fiscale o per garantire il rispetto della legge.

Per sfruttare l’economia delle bolle occorrono provvedimenti, protocolli e strumenti che:

  1. consentano agli individui di assumersi la responsabilità di condividere anche spazi pubblici con i membri della propria bolla;
  2. rendano agevole per i gestori di esercizi pubblici, di musei, di eventi culturali e ricreativi riconoscere i gruppi promiscui ai quali concedere deroghe al distanziamento senza dover acquisire e gestire dati personali che non sarebbero necessari all’erogazione del servizio;
  3. ottimizzino l’allocazione degli spazi in modo da garantire il distanziamento tenendo conto della presenza di gruppi promiscui;
  4. offrano incentivi ai gruppi di persone coabitanti a condividere viaggi, esperienze culturali e ricreative, servizi e spazi pubblici, riconoscendo il vantaggio socio-economico che questo comporta;
  5. consentano alle autorità preposte alla sorveglianza di verificare in modo agevole la sussistenza delle condizioni di deroga al distanziamento, facendone ricadere la responsabilità sugli utenti e non sui gestori dei servizi e degli spazi.

Nell’attesa che ne venga riconosciuta l’opportunità di sfruttare sistematicamente la prossimità tra nuclei coabitanti e vengano adottati i provvedimenti conseguenti, i protocolli e le tecnologie di supporto sono già in corso di sviluppo.

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Full professor of Computer Systems at Uniurb, co-founder and CEO of DIGIT srl, Coordinator of Europe Code Week, Board Member of the Digital Skills and Jobs C.

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Alessandro Bogliolo

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